Miss-Pelling Heart

Cronache di un cuore dislessico

Canto n. 27 – I’m still wearing your smell

Mi auguro solo di non vederti mai più, tu e le tue bugie. Nemmeno nei miei sogni.

You took my hand in yours
Fed me lies and locked the doors
Showed me thruths I never saw
Now I’m looking through you

You stuck the will from my soul
Leave me naked in the cold
Tie the noose around my neck
Can’t you see I’m not dead yet
But I’m working on it

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Canto n. 23 – It’s a curse of mine to be sad at night

Perchè in fondo sono un’inguaribile romantica..e ascoltare anche una sola canzone mi trasporta in un universo parallelo.
Sono senza speranza forse?

Guarda qua, gli Stone Temple Pilots, il nostro primo concerto assieme, forse prima ancora dei Marta Sui Tubi.

Ed ecco, la casa invasa da musicisti, addormentarsi col suono del Fender Rhodes, un inverno fatto di aperitivi grunge e liti furiose, tra quei pochi, magici momenti felici. Ma era davvero felicità? O solo un’ombra di essa? Un palliativo che anestetizzasse, tra un alcolico e un altro, la consapevolezza che quella non era la mia vita. Non mia, ma di qualcun altro: di una creatura nata dalla simbiosi delle nostre due entità, che si nutriva del nostro respiro e delle nostre energie, e che, alla fine, ci ha divorato.

Pensavo, a me che piacciono tanto le metafore: per sciogliere il nodo non bisogna tirare il filo, ma “tornare indietro” e ammorbidire la tensione, con tanta pazienza..
Oppure si taglia di netto, ma nel mio caso non pare funzionare. I mille tagli che ho provato a dare hanno forse creato una matassa ancora più intricata.
Forse devo ripartire da capo, per poter andare avanti?

 
Rock and love.
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Canto n. 22 – The Winter Of Mixed Drinks

Sta tornando l’inverno.

E’ passato più di un anno. Un anno a dormire in un letto freddo, troppo piccolo anche per una persona sola. Un anno intenso, pieno di emozioni forti. Positive, negative. Un anno in cui si sono accumulate (e continuano a farlo) tante delusioni. Tanta amarezza. Tante domande, tanti perché che non troveranno mai risposta.

Tante scoperte, di ogni tipo.

Ho scoperto un’infinità di bugie che non avrei mai pensato potessero essere state dette. Ho scoperto di essere più ingenua del previsto, ma anche non così cinica e disillusa come credevo di essere diventata. Ho scoperto che non c’è mai fine alle delusioni, ma che ciò fa parte della vita e non mi devo far abbattere da esse. Ho scoperto che nonostante tutte le fregature, continuo ad agire in buona fede e a credere alla bontà delle intenzioni delle persone. Ho riscoperto la magia degli incontri casuali, ho trovato un’alchimia tra nuovi e vecchi amici nella quale ho riconosciuto me stessa. Ho scoperto, di nuovo, che non sopporto menzogne e ipocrisie. Ho scoperto che voglio ancora farmi stupire dalla vita, che le sorprese sono ad ogni angolo, basta farsi cogliere da esse. Ho scoperto che non tutte le sorprese sono negative, per fortuna. Ho scoperto, ma già lo sapevo, che le coincidenze non esistono. Ho scoperto che le ferite rimangono molto più a lungo di quanto non si creda, ed è inutile far finta di nulla, così come è inutile lamentarsi. Ho scoperto che non posso pretendere di essere come non sono, solo per compiacere gli altri. Ho scoperto che non mi interessa più compiacere gli altri. Ho scoperto di voler essere apprezzata per come sono, pregi e difetti, pacchetto completo.

Il fatto è che tu non ne sapevi  nulla, di me. Né io di te, E forse è meglio così.
Ho scoperto, ma non ho mai pensato il contrario, di dover fare ancora molta strada. Anche se mi mancano le forze e a volte sento come di non farcela, so che non mi fermerò.

Da sola probabilmente non avrei mai affrontato la realtà, il cammino per scoprire chi sono veramente.

Sei stato il trampolino per un tuffo dal precipizio verso me stessa.

 

You don’t know shit

And ain’t it better not to know it

You don’t know shit

And ain’t it better not to know it

Paralysed and bruised

I dress my skin And become what I’m supposed to

Calculated wounds Just enough that I feel what I’m supposed to

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Canto n. 16 – Greener – and stop wasting time with what could have been

Si, l’hanno fatta. La canzone che ti ho cantato la prima volta che abbiamo dormito assieme. Sul mio lettino minuscolo, in un pomeriggio di un’estate torrida.

Chissà se te lo ricordi.

Del tuo gruppo preferito, io manco lo sapevo.

Ti ho portato a vederli l’anno scorso, che concerto strano. Ti sei anche fatto fare l’autografo da Bent, il tuo idolo, che se non mi accorgevo io che stava lì davanti a noi con le sue infradito e la birra, tutto panzuto e barbuto, tu  eri ancora lì pietrificato al parcheggio del Bloom.

E così sono tornata a vederli, anche quest’anno. Sempre al Bloom. Da sola.

Hanno suonato Blissard, praticamente per intero. E quando è arrivato il momento di Greener, beh. Si sa come vanno queste cose, no? Passi dei mesi ad odiare una persona. Poi arriva una cazzo di canzone e una lacrima tira l’altra. Butti fuori tutto, non riesci a fermarti. Il pubblico in delirio e tu che singhiozzi come una deficiente.
Eccolo là: un altro ricordo che affiora come una bolla d’aria in un mare di pensieri e se ne vola via, libero da me, dal cemento della mia mente.

Un nuovo ricordo si sostituisce al primo, meno forte, meno tenace.

Un altro tassello da ricostruire e su cui ricostruirmi…

Foto0534

 

all of 26
omnipotent with nervous ticks
the etheral cynic
with too much to defend
I don’t want to play that game
however different, it’s always the same
how could it mean anything
if I force it, tear it, numb with greed?

I looked that way but turned around
been down that road before
so I’ll head for the ditch instead
and bide my time
waiting for someone
Greener-and stop wasting time with what could have been
Greener-and just keep searchin’ for the places I’ve never seen
Greener-if I could have my shot anew, Iwould paint it
Greener-and not so hollow, dull and blue.
Greener….

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Canto n. 15 – Love what is ahead by loving what has come before.

– Sei proprio un bugiardo

– E tu una bambina

– Spari cazzate e pretendi sincerità

– E tu cosa fai?

– Non voglio sapere niente

– Non hai nessun rispetto

– Ma di che rispetto parli

– Cosa dovrei fare, non dovrei vivere?

– Fai quello che ti pare ma non raccontarmi minchiate

– Ma vaffanculo

– Ma vaffanculo tu

– Ci stiamo distruggendo

– Non capisco più niente

– Io ti sento ancora mia

– E’ assurdo

– A me sembra assurdo che tu non sia qui

– Mi preoccuperò sempre per te, inevitabilmente

– Ti rapirò prima o poi… Io e te nel posto delle fragole

– Fate buon viaggio

– Parto da solo

– Non ci sarò a salutarti

– Addio…

 

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Canto n. 14 – Adesso è limpido

All’improvviso, il silenzio.

La quiete dopo la tempesta..il sole che squarcia le tenebre.

Il cuore riprende il suo battito incessante, anche se in realtà non aveva mai smesso: solo non lo sentivo più.

Non ci prestavo più attenzione, tutta persa a lottare nel buio, ad annaspare cercando una via d’uscita che non c’era.

Ora il mio cuore dislessico mi esplode nel petto, in cerca di attenzione: mi sconquassa, mi sconvolge, urla e bussa, mi richiama a gran voce nel vortice della vita.

Chi se lo immaginava, che bastava fermarsi. Piangere tutte le mie lacrime, finché non ce ne fossero state più, finché i demoni non avessero smesso di urlare e dibattersi nella mia testa.

Dovevo affrontarli uno per uno, con tutto il dolore che si portava appresso ciascuno di essi: le delusioni, le menzogne, la rabbia, l’incapacità di perdonare me stessa e gli altri, nonostante tutto quello che è successo mi sia servito per crescere e per capire di cosa abbia veramente bisogno.

Dovevo toccare il fondo, evidentemente. Dovevo superare anche questa specie di “prova del fuoco”. Chissà poi se l’ho veramente superata.

Ma alla fine del tunnel, c’è la luce del giorno, lo so: basta davvero solo aprire gli occhi.

Chissà se riuscirò davvero a ringraziarti, un giorno.

Per quello che siamo stati insieme, per la Donna che sono ora…

…e per il mio cuore pieno di vita..

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Canto n. 12 – Free at last

Un ricordo di noi

I’m not free at all. sono una codipendente emotiva (leggere qui)

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Canto n. 10 – You’re the only one who can forgive yourself (e alla fine arriva Eddie)

A volte per poter crescere bisogna lasciar andare qualcosa, qualche parte di sé.

Ho potato i rami secchi, vecchi, ormai mi facevano solo male.  Vago per la città e mi sento come amputata di un arto, un arto che fa ancora male anche se non c’è più. E’ un dolore riflesso, un dolore fantasma.

Mi sento leggera, ma sbilanciata: era una parte ingombrante, importante. Zoppico e barcollo, in una sensazione di inaspettata libertà.

“Solo me ne vo per la città”…canto tra me e me la canzone di Natalino Otto.

Nostalgica, romantica, di un’altra epoca.

Taglio via i rami secchi anche se poi ne sento la mancanza.

Mi riconcilio con persone lasciate indietro, allontanate. Sento la loro comprensione e il loro abbraccio, piango senza ragione in autobus. L’altro giorno una signora con un cappellino fiorato, senza dire nulla, mi ha offerto un fazzolettino e si è rigirata sul suo posto.

Esco dal bozzolo di fango e lacrime in cui mi sono crogiolata fin troppo a lungo. C’è ancora molto da smaltire.

Ma so che ci sono già piccole gemme pronte a ricrescere..

E alla fine, come sempre, nei momenti di disperazione arriva la voce di Eddie Vedder, calda come un abbraccio. Confortante, come i Beatles che sanno di casa (diceva Nick Hornby). E’ qualcosa di familiare, che arriva quando meno te l’aspetti, ma in realtà è sempre stato lì per te.

Entri in un bar o in un locale e partono le note di Given To Fly, o Just Breathe. Respira, semplicemente.

 Ma oggi, Eddie e la sua bottiglia di vino rosso mi hanno ricordato che insomma, è anche ora di smetterla di rimuginare.

Basta rimpianti, basta con gli “e se..”

Eddie mi ha insegnato che la vita è troppo breve per non volersi bene.  Solo che ogni tanto me lo dimentico.

Eddie, torna presto, abbiamo bisogno di cantare con te.

“You can spend your time alone redigesting past regrets,
Or you can come to terms and realize 
You’re the only one who cannot forgive yourself
Makes much more sense to live in the present tense”

 

Rock is love,

MissPelling

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Canto n. 8 – Ferite che non si curano (Love, Hell)

Mi è impossibile cancellarti dalla mia vita ma riempi di mer*a tutti i bei ricordi che ho.

Ancora, nonostante tutto questo tempo, brucia ancora.

Cerco di progredire, passo dopo passo, ma i miei piedi affondano nella melma che mi arriva addosso ogni giorno.

Che schifo.

Cercavo di salvare il salvabile, di fare pace col passato.

Spero che quella tr**a ti capisca come io non ho mai fatto, ti segua dove io non ti ho seguito, ti stia vicino quando io non ci sono stata. In realtà ti stava vicino anche prima, quando c’ero ancora. Era sempre in mezzo, tra noi due. Per lei dev’essere normale. Vi siete trovati, evidentemente. Lei zerbino, tu idrovora.

Non ti ho mai fatto una scenata di gelosia, mai. Mi viene adesso che non posso più dire nulla. Devo legarmi un bavaglio attorno al volto e strozzarmici dentro.

hell, here. – agnès weber

Chissà quante notti, mentre io dormivo, tu nell’altra stanza pensavi a lei. Dicendomi che la detestavi. Chissà quante cose vi siete detti. Mentre tu dicevi di amarmi.

Vorrei dirti che sei uno stronzo, ma non posso. Ormai non fai più parte della mia vita. Poi passo per la pazza scriteriata, quando non capisci che la cosa che mi ferisce di più sono le menzogne.

Cancellano tutto quello che di bello c’è stato.

QUANTE me ne hai dette? Hai mai ammesso una volta la verità o hai sempre negato l’evidenza? Ti sei mai preso la responsabilità delle tue azioni? Lo voglio davvero sapere?

E io mi sento una cog**ona perché ho permesso a me stessa di soffrire troppo a lungo. Perché fino all’ultimo ho cercato di recuperare le nostre briciole. Perché ho incassato colpi, colpe, insulti e  scenate senza reagire.

Perché piango ancora per te.

–no more tears–

–no more tears– (agnès weber)

Fanc**o anche ai ricordi.

Love, hate, love

MissPelling

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Lie to me.

Lie to me.

di Agnès Weber

Lie to me.
I still love you

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Ostaria Dai Kankari

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purtroppo

Quello che leggi qui è tutto autobiografico. Soprattutto le cose inventate.

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