Miss-Pelling Heart

Cronache di un cuore dislessico

Canto n. 5 – Espiazione

Stava arrivando il freddo. Erano passati mesi, ormai. Ciò nonostante, certe cose ancora non riuscivo ad accettarle. E’ stata dura ammetterlo.

Il perdono, ad esempio, mi risultava davvero difficile. Strano: non sono mai stata una persona che porta rancore.

Eppure, c’è sempre una prima volta.

Il torto subito non riusciva a trovare pace, nella mia testa. Potevo raccontarmi tutte le favole del mondo: che dovevo capire come stavano veramente le cose, che dovevo sbatterci il muso, che tutto ciò era un’ulteriore dimostrazione di quanto fossimo diversi, di come ragionavamo e agivamo in modi opposti. Non c’era mai stata comprensione nemmeno quando eravamo una cosa sola, figuriamoci poi, quando ci siamo separati.

E allora perché, perché, mi domandavo, non riuscivo a farmene una ragione? Perché, al solo ripensare a cosa fosse successo, ancora mi si accapponava la pelle? Tenendo conto, poi, che sicuramente la causa scatenante di tutto il meccanismo di azioni-reazioni-bugie-iperreazioni-altreazioniancora-eviacosì ero stata io, fin dall’inizio… Allora perché? Sicuramente poi, c’erano stati anche dei miei comportamenti, che in lui avrebbero scatenato la stessa rabbia. Dei miei gesti interpretati come offensivi nei suoi confronti. Eppure non ce la facevo, a mettermi nei suoi panni. Dopo tutto il tempo passato a giustificarlo, ad accettare cose che prima mi sarebbero parse impensabili, a donare tutto il mio amore incondizionato (forse ce n’era ancora, in fondo?), mi ritrovai senza più energie, con una riserva eccessiva di rancore da sfogare. Non riuscivo a perdonare né lui, né me stessa, per non essere riuscita a gestire meglio la situazione.

In un lampo, mi sono ritrovata come in pieno deserto, a cercare una sorgente d’acqua dove rifocillare la mia mente in preda ai deliri.  Ed è come se in quel momento sentissi il dolore di tutti i cuori infranti, come se comprendessi in un attimo tutte le delusioni d’amore. Ogni canzone che ascoltavo assumeva un ulteriore significato: parlavano tutte di me, della mia storia. Non potevano trovare parole migliori per esprimere quello che avevo dentro.

Ora che stavo provando questa esperienza, mi sembrava di arrivare ad una comprensione più profonda dell’animo umano: in fondo non puoi dire di aver vissuto veramente, se non hai  provato certe cose sulla tua pelle. Come il tuo primo bacio, o il giorno del diploma; come la tua prima volta, il primo cuore spezzato; il primo lutto, la prima storia devastante, il primo perdono non dato. C’era una vocetta, nella mia testa, che mi diceva: “Oh, ci sei passata anche tu adesso! Hai visto? Non è così semplice come sembra da fuori, vero? Era facile parlare, prima, eh?! E ora, cos’hai da dire? Eh? Punti ancora il dito verso quelli che non si rialzano facilmente, dopo una caduta?”

Merda.

Ho ingoiato il rospo 
Ho trattenuto il vomito a stento 
ora sono stanco e mi dispiace se ho reagito d’impulso. 
Ma ho vestito dei miei sorrisi migliori 
anche i momenti più difficili 
l’ho fatto perché pensavo di proteggerti. 
Chissà se sarò mai forte abbastanza 
per finire tutto quello che mi manca 
reagire all’occorrenza e dire no se non mi importa. 
Ed essere me stesso sempre 
in ogni mia debolezza 
senza paura di ferirti 
o di non essere all’altezza

(Roberto Angelini, Vulcano):

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