Miss-Pelling Heart

Cronache di un cuore dislessico

Canto n. 24 – The Nerve Tattoo


Dicesi “stare a nervi scoperti”.
Quando qualsiasi cambio d’umore, evento esterno o colpo di scena mi fa saltare per aria come se avessi pestato una mina. Anche se ormai sembra tutto un déja vu.
Non riesco più a trattenere nulla, né a nascondere i miei stati d’animo. I non detti sono inaccettabili. La finta indifferenza la trovo insopportabile. Rispondo troppo, rispondo male. Mando tutti a cagare. Piango con ogni canzone che ascolto. Sono riuscita a commuovermi persino con l’ultimo video di Alex Britti. Passava sullo schermo della sala d’attesa dove ieri ho passato dieci minuti. Credo di aver toccato il fondo. Mi manca solo il jingle di Radio Italia e siamo a posto.

Quello che dico non ha più importanza, quando parlo mi danno tutti della pazza. Che non mi abbiano ancora (esplicitamente) mandato a quel paese è un miracolo, credo.

Ma non fa niente
tanto son sempre quelli che parlano a caso ad essere ascoltati

Per ora alzo il volume, che sia la musica a coprire i miei pensieri.

it’s an echo inside my head,
A need to say what can’t be said
It’s the nerve tattoo such a bad rash
spiteful and divine
But that’s OK, it doesn’t matter anyway
It’s still those with the least to say that will be heard..

[rockislove]

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Canto n. 16 – Greener – and stop wasting time with what could have been

Si, l’hanno fatta. La canzone che ti ho cantato la prima volta che abbiamo dormito assieme. Sul mio lettino minuscolo, in un pomeriggio di un’estate torrida.

Chissà se te lo ricordi.

Del tuo gruppo preferito, io manco lo sapevo.

Ti ho portato a vederli l’anno scorso, che concerto strano. Ti sei anche fatto fare l’autografo da Bent, il tuo idolo, che se non mi accorgevo io che stava lì davanti a noi con le sue infradito e la birra, tutto panzuto e barbuto, tu  eri ancora lì pietrificato al parcheggio del Bloom.

E così sono tornata a vederli, anche quest’anno. Sempre al Bloom. Da sola.

Hanno suonato Blissard, praticamente per intero. E quando è arrivato il momento di Greener, beh. Si sa come vanno queste cose, no? Passi dei mesi ad odiare una persona. Poi arriva una cazzo di canzone e una lacrima tira l’altra. Butti fuori tutto, non riesci a fermarti. Il pubblico in delirio e tu che singhiozzi come una deficiente.
Eccolo là: un altro ricordo che affiora come una bolla d’aria in un mare di pensieri e se ne vola via, libero da me, dal cemento della mia mente.

Un nuovo ricordo si sostituisce al primo, meno forte, meno tenace.

Un altro tassello da ricostruire e su cui ricostruirmi…

Foto0534

 

all of 26
omnipotent with nervous ticks
the etheral cynic
with too much to defend
I don’t want to play that game
however different, it’s always the same
how could it mean anything
if I force it, tear it, numb with greed?

I looked that way but turned around
been down that road before
so I’ll head for the ditch instead
and bide my time
waiting for someone
Greener-and stop wasting time with what could have been
Greener-and just keep searchin’ for the places I’ve never seen
Greener-if I could have my shot anew, Iwould paint it
Greener-and not so hollow, dull and blue.
Greener….

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io e il Bassistanudo (canto n.1 – esorcismo)

sai quando si dice, non ci sono più gli uomini di una volta.
che quelli di oggi non c’hanno più le palle.

che i ruoli si sono invertiti, che ora è la donna che deve corteggiare. che sono i ragazzi a farsi pregare. che quando vai nei locali ti ritrovi tutti i bigliettini coi loro numeri di telefono nelle tasche dei pantaloni, della giacca, in borsa.e  ti chiedi: ma mo’ questi li devo pure chiamare? io?!?
oppure c’è sì, chi ti chiama, ma che al secondo appuntamento, invece di provarci, ti dice: Tu sei la Donna che può farmi diventare un Uomo. e tu intanto cerchi l’uscita di sicurezza più vicina. (e dentro la testa, la canzone di Battisti: la Donna è Donna e tu una Donna seeeeeiiii….che importa cosa faaaaiii)

oppure ci sono quelli che si, ti chiamano, ma solo per ricevere e non ricambiare: come dice la mia amica scrittrice, la categoria Merda/DeveMorire. che oltre a pretendere e basta, ti trattano pure come una sfigata. e tu che ci caschi, come una scema, ben sapendo di che razza di uomo si tratti. Ma allora, perché, dico io, perché ci caschiamo sempre e comunque? Perché sono fichissimi, ovvio. (…). (e ci io canto sopra questa...ma questo possiamo anche glissarlo)

Insomma, gli aneddoti si sprecano.

E poi…..poi c’è una categoria a parte.

per me, c’è stato il Bassistanudo. Colpo Di Fulmine Istantaneo.

Mi ha corteggiato come non mi era mai capitato. Ha continuato a cercarmi nonostante le mie intimidazioni.. (si insomma, cercavo di tirarmela  un pò, per una volta, invano ovviamente). Mi ha conquistata, inesorabilmente, inevitabilmente, nonostante le mie resistenze. Che rabbia!
Ci siamo conosciuti al MiAmi, che detto così già fa molto indie. ma di indie non c’è niente in questa storia, solo puro Rock. And Love.
Che poi io nemmeno lo sapevo fosse un bassista. mannaggia a me, e alle mie cotte adolescenziali, sempre di bassisti mi sono innamorata! pure uno col Rickenbacker vintage doveva capitarmi.

l’epiteto Bassistanudo però risale a tempo addietro, quando ancora non lo conoscevo. andai a vedere il concerto della sua band e li presi in giro tutta sera perché sto bassista si tolse la maglietta dopo 5 minuti e rimase praticamente “ignudo”, pure con le chiappe di fuori, visto che perdeva anche i pantaloni. Io, inclemente, passai tutto il tempo a urlare “nudinudi” sotto al palco. tanto, chi li conosceva!
e fu così.

che in un battito di ciglia io e il Bassistanudo diventammo una cosa sola.

la sua passione mi travolse.

come un assolo infuocato di Jimi Hendrix che ti entra sottopelle.

come la prima volta che ascolti Blitzkrieg Bop dei Ramones e non riesci a non saltare.
o come il tuo primo concerto dei Pearl Jam, che canti e piangi, e dici “Eddie sposami” e piangi di nuovo e canti e ti emozioni.

E così passarono i primi mesi. Era un fuoco appassionato, che aggiungeva il sudore dei nostri corpi avvinghiati al sudore dell’estate milanese, tra concerti dei Marta Sui Tubi, bottiglie di grappa e di vodka, sdraiati per strada, o a farci le canne al Masnada, come balene spiaggiate. Sembrava una storia adolescenziale, di quelle che ho sempre sognato quando avevo 16 anni. Ascoltavamo la cassettina dBlissard dei Motorpsycho a tutto volume, in macchina. Ci baciavamo ovunque, sfacciatamente, in ogni circostanza, senza ritegno. Ce ne fregavamo della gente, delle loro opinioni, della loro invidia. We’ve got chemmie, come canta Joan As Police Woman.Andavamo in bici in due, lui in sella, io dietro. Alzavamo i piedi e lasciavamo andare quando arrivava la discesa, lo abbracciavo forte. Nelle orecchie, le cuffie dell’ipod, a tutto volume una canzone all’apparenza minuscola, piccola piccola, che ci ha accompagnato per due anni: Blood (The Middle East). Ancora adesso, quando la ascolto, mi si stringe lo stomaco.

Sono questi, i momenti che rimangono, nonostante lo sfacelo che arrivò successivamente.

Perché una fiamma così irrompente, incontenibile, travolgente, inevitabilmente scatena un incendio che brucia tutto, senza distinzioni, alla radice. Lo sapevamo fin dall’inizio, forse, che questa storia ci avrebbe distrutti entrambi. Ma nessuno dei due ha tirato il freno a mano. Fino a quando non è stato inevitabile. Ci è esplosa tra le mani, ci ha lasciato esangui tra le macerie.

e rimane solo un infinitesimo di me di te di me di te, solo una parte infinitesima.

Sono un infinitesimo di me di te di me di te, solo una parte infinitesima

rock’n’love,

MissPelling

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