Miss-Pelling Heart

Cronache di un cuore dislessico

Canto n. 16 – Greener – and stop wasting time with what could have been

Si, l’hanno fatta. La canzone che ti ho cantato la prima volta che abbiamo dormito assieme. Sul mio lettino minuscolo, in un pomeriggio di un’estate torrida.

Chissà se te lo ricordi.

Del tuo gruppo preferito, io manco lo sapevo.

Ti ho portato a vederli l’anno scorso, che concerto strano. Ti sei anche fatto fare l’autografo da Bent, il tuo idolo, che se non mi accorgevo io che stava lì davanti a noi con le sue infradito e la birra, tutto panzuto e barbuto, tu  eri ancora lì pietrificato al parcheggio del Bloom.

E così sono tornata a vederli, anche quest’anno. Sempre al Bloom. Da sola.

Hanno suonato Blissard, praticamente per intero. E quando è arrivato il momento di Greener, beh. Si sa come vanno queste cose, no? Passi dei mesi ad odiare una persona. Poi arriva una cazzo di canzone e una lacrima tira l’altra. Butti fuori tutto, non riesci a fermarti. Il pubblico in delirio e tu che singhiozzi come una deficiente.
Eccolo là: un altro ricordo che affiora come una bolla d’aria in un mare di pensieri e se ne vola via, libero da me, dal cemento della mia mente.

Un nuovo ricordo si sostituisce al primo, meno forte, meno tenace.

Un altro tassello da ricostruire e su cui ricostruirmi…

Foto0534

 

all of 26
omnipotent with nervous ticks
the etheral cynic
with too much to defend
I don’t want to play that game
however different, it’s always the same
how could it mean anything
if I force it, tear it, numb with greed?

I looked that way but turned around
been down that road before
so I’ll head for the ditch instead
and bide my time
waiting for someone
Greener-and stop wasting time with what could have been
Greener-and just keep searchin’ for the places I’ve never seen
Greener-if I could have my shot anew, Iwould paint it
Greener-and not so hollow, dull and blue.
Greener….

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Canto n. 15 – Love what is ahead by loving what has come before.

– Sei proprio un bugiardo

– E tu una bambina

– Spari cazzate e pretendi sincerità

– E tu cosa fai?

– Non voglio sapere niente

– Non hai nessun rispetto

– Ma di che rispetto parli

– Cosa dovrei fare, non dovrei vivere?

– Fai quello che ti pare ma non raccontarmi minchiate

– Ma vaffanculo

– Ma vaffanculo tu

– Ci stiamo distruggendo

– Non capisco più niente

– Io ti sento ancora mia

– E’ assurdo

– A me sembra assurdo che tu non sia qui

– Mi preoccuperò sempre per te, inevitabilmente

– Ti rapirò prima o poi… Io e te nel posto delle fragole

– Fate buon viaggio

– Parto da solo

– Non ci sarò a salutarti

– Addio…

 

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Canto n. 12 – Free at last

Un ricordo di noi

I’m not free at all. sono una codipendente emotiva (leggere qui)

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Canto n. 8 – Ferite che non si curano (Love, Hell)

Mi è impossibile cancellarti dalla mia vita ma riempi di mer*a tutti i bei ricordi che ho.

Ancora, nonostante tutto questo tempo, brucia ancora.

Cerco di progredire, passo dopo passo, ma i miei piedi affondano nella melma che mi arriva addosso ogni giorno.

Che schifo.

Cercavo di salvare il salvabile, di fare pace col passato.

Spero che quella tr**a ti capisca come io non ho mai fatto, ti segua dove io non ti ho seguito, ti stia vicino quando io non ci sono stata. In realtà ti stava vicino anche prima, quando c’ero ancora. Era sempre in mezzo, tra noi due. Per lei dev’essere normale. Vi siete trovati, evidentemente. Lei zerbino, tu idrovora.

Non ti ho mai fatto una scenata di gelosia, mai. Mi viene adesso che non posso più dire nulla. Devo legarmi un bavaglio attorno al volto e strozzarmici dentro.

hell, here. – agnès weber

Chissà quante notti, mentre io dormivo, tu nell’altra stanza pensavi a lei. Dicendomi che la detestavi. Chissà quante cose vi siete detti. Mentre tu dicevi di amarmi.

Vorrei dirti che sei uno stronzo, ma non posso. Ormai non fai più parte della mia vita. Poi passo per la pazza scriteriata, quando non capisci che la cosa che mi ferisce di più sono le menzogne.

Cancellano tutto quello che di bello c’è stato.

QUANTE me ne hai dette? Hai mai ammesso una volta la verità o hai sempre negato l’evidenza? Ti sei mai preso la responsabilità delle tue azioni? Lo voglio davvero sapere?

E io mi sento una cog**ona perché ho permesso a me stessa di soffrire troppo a lungo. Perché fino all’ultimo ho cercato di recuperare le nostre briciole. Perché ho incassato colpi, colpe, insulti e  scenate senza reagire.

Perché piango ancora per te.

–no more tears–

–no more tears– (agnès weber)

Fanc**o anche ai ricordi.

Love, hate, love

MissPelling

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Canto n. 6 – I pretend we’ve never lied (Ricordi)

Flashback.

A quando mi facevi trovare la caffettiera pronta, al mattino.

Certo, avevamo orari diversi. Tu vivevi di notte, tornavi ad orari improbabili, io spesso non ce la facevo. Ogni mattina ero uno zombie. Ma spesso, quel piccolo gesto, l’accendino sopra il coperchio della moka così non dovevo cercarlo per tutta la casa..mi scaldava il cuore.

Un altro tassello che si va ad aggiungere agli altri ricordi preziosi.

Chissà come passi le tue giornate, a cosa pensi.

Mi hai mandato una foto di due bambini che si baciano. Assomigliano proprio a noi. A come eravamo.

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A volte sembravamo i protagonisti di un film..era tutto così surreale..bellissimo, ma surreale.

baciarsi sotto la pioggia all’heineken jammin’ festival vestiti con i sacchi dell’immondizia

correre in bici abbracciati in giro per la città

Ma non era la realtà e siamo precipitati.

Tra note e cuscini, i miei capelli e le tue sigarette.

Parlo con chi mi pare e  sto riscoprendo chi sono. senza di te.

Despite my best ambitions
I get into the worst situations
But here I am crystal clean
And all my nights are lonely 
The words I say to you are phony 
Cause there’s nothing left to say
I know you say you can’t live without me
And every single night you think about me
I could care less about you
Care less about you
And how I love the sound of you walking away
And I can
See clearer
And I am getting closer
To finding out just who I am 
Without you in the way
So hold me
But only for today

Rock is love,

MissPelling

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Canto n.2 – Maybe it was just a dream

ho sognato che mi aspettavi sotto casa..che stavi in giardino a guardare verso la mia finestra, l’unica illuminata del palazzo, sperando che mi affacciassi un minuto verso la tua direzione, e che magari ti vedessi, laggiù in fondo..
ma hai perso presto le speranze, te ne sei andato, lasciandomi un messaggio di non ritorno.


a volte penso a quante volte mi hai aspettato, per quanto tempo.
penso a quando mi guardavi dormire, per ore

penso a tutte le volte che il nostro sguardo si perdeva in direzioni diverse, per poi fondersi, l’uno negli occhi dell’altra.

penso alle discussioni infinite, di notte, inconcludenti, che terminavano con fiumi di lacrime. penso a tutte le lettere che ti scrivevo e che non ti ho mai dato, prima e dopo. parlare diventava ogni giorno più difficile, mentre l’amore aumentava..non ho mai saputo spiegarmelo. Mi lasciavo trascinare, ed era bellissimo.

da wikipedia:

“Il fulmine (chiamato anche saetta o folgore) è una scarica elettrica di grandi dimensioni che avviene nell’atmosfera e che si instaura fra due corpi con una elevata differenza di potenziale elettrico”

ecco, rende l’idea. una folgorazione così forte non sarebbe potuta succedere se tra noi non ci fosse stata tutta quella “differenza di potenziale”. come una cascata, tanto più è bella e potente quanto più è grande il dislivello del terreno.

Ma dopo un pò le differenze diventano incolmabili. C’è stata una necessità di distanza da parte mia. E nel frattempo, non volevo perderti. Ma il mio istinto di fuga è stato più forte, come un tiro alla fune.  Tu mi hai detto ogni tipo di cosa: le parole non ti sono mai mancate. In un impeto d’ira mi hai detto “se te ne vai, dopo una settimana andrò con un’altra”. Invece mi hai aspettato, come nel mio sogno.

Anche se lei c’era già.

Ma questa è un’altra storia, un altro sogno.

Ormai mi fido più dei miei sogni che di quello che dici. Ricordi quando ti ho detto questa frase?

Mai come in questo periodo mi ricordo di come, in famiglia, i sogni premonitori siano sempre stati normali. Mia nonna è sempre stata speciale in questo. Ricordo che mi raccontò che un giorno si sognò che il nonno aveva avuto un incidente nel forno in cui lavorava, e che tornò in motorino con una mano ustionata. Si svegliò sconvolta, e raccontò il sogno ai suoi figli, tra cui mia madre, che se lo ricorda bene.

Dopo due settimane, mio nonno non tornò a casa puntuale dal lavoro, come faceva sempre, ma un pò più tardi. Mia nonna lo aspettava con ansia. Quando arrivò, col suo motorino, aveva una mano fasciata, si era ustionato al forno.

Da allora, la nonna smise di raccontare i propri sogni. Ma ha continuato a farne. Ricordo quando, ero adolescente, mi disse che aveva sognato che mi scoprì a fumare, e che me ne diede tante, ma tante. Essendo mio nonno un accanito fumatore, non poteva accettare il fatto che io potessi iniziare. Stava malissimo. La rassicurai, nonna figurati, io che fumo, quando mai. Tornai a casa e gettai il primo pacchetto comprato. Da qualche settimana scroccavo sigarette ai miei amici.

Dopo quel giorno non riuscii più a fumarne una intera.

A volte ti sognavo, mentre suonavi, mentre parlavi, o incontravi persone. Ti vedevo in situazioni assurde. Poi ho iniziato a sognarti con lei. Ma non ho mai detto nulla. Una volta te l’ho accennato, quando ci eravamo già lasciati. Tu risposi “non farti condizionare da sti sogni, però”.

Beh ora non ho più diritto di dire niente. E’ la tua vita, ho scelto di non farne più parte.

Quando si realizza un incubo, rimane una sensazione strana. E’ la dimensione onirica che entra e si fonde nella realtà, è difficile distinguerle. Non puoi dire, era solo un sogno, perché ci sei ancora dentro.

Ma forse è il contrario.

In fondo non è un incubo che si è realizzato, è la vita vera. Sono io, che  mi sto svegliando da un sogno.

Un sogno lungo, dolce, complicato, travagliato, dove c’eri tu, dove eravamo noi. Noi due contro il resto del mondo, come dicevi sempre. Ma la realtà è questa: un tempo e un luogo dove tu non ci sei, dove non c’è più un noi.

Quello che siamo stati forse poteva durare solo il tempo di un sogno.

E forse, lo è stato davvero, tutto un sogno.

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Ostaria Dai Kankari

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Quello che leggi qui è tutto autobiografico. Soprattutto le cose inventate.

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