Miss-Pelling Heart

Cronache di un cuore dislessico

Lie to me.

Lie to me.

di Agnès Weber

Lie to me.
I still love you

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I feel like I just died twice

Una lama infuocata nelle mie viscere,  mi devasti tutti gli organi interni.

Ogni volta.

Il cuore no, quello l’avevo messo in salvo già da prima, per fortuna. Ti lancio ogni tipo di maledizione, mi sconvolgi i sensi. Volevo mantenere il controllo, porca miseria.

Mi arrendo, hai vinto. Mi chiedo che ne sarà di me, ma poco importa ormai.

Sarò un campo di battaglia o un prato di narcisi? Sarai tornado o brezza primaverile?

In ogni caso mi distruggerai, ancora e di nuovo, me lo sento. 

Ti maledico.

Ti maledico ma ti desidero, ancora e di nuovo.

Ne morirò ancora una volta e ti ringrazierò…

Hiroshima_mon_amour

Rose said quote it’s time to make a mess
Time will soon be mine in time I guess
She’s painting on my back a beautiful flowerpot
And she treats me she treats me she treats me like her local god
She’s painting on my back some beautiful something sweet

And she treats me she treats me she beats me

She’s scratching on my back “If this boy believes me”

She said, thank you for the roses, for the roses (just to please me)

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Porno quando non sei intorno

colonna sonora: afterhours.

c’è una poesia sottile in quel frammento di aria che scorre tra due corpi.
è elettricità, è chimica.
se poi non puoi avere l’oggetto dei tuoi desideri il calore aumenta esponenzialmente. soprattutto se ne hai sentito il profumo, una sola volta, da lontano.

magari è stato solo un attimo, un soffio, uno sfiorarsi che fa rabbrividire, uno scambio di sguardi.
un desiderio inespresso, irraggiungibile.

cos’è questa cosa incredibile, che mi affascina e mi intriga. una forza che ci spinge gli uni verso gli altri, un’aria misteriosa, un motore potente e impalpabile. Può essere allo stesso tempo quella delicata musica che ci fa sospirare e sognare a occhi aperti, o quell’energia brutale che ci spinge ad ubriacarci nei locali, a sbattere addosso a corpi sconosciuti.

a volte, è meglio fantasticare. niente doposbronza, niente rischio malattie veneree, niente problemi di incompatibilità. niente rischio casini.

in questo caso, meglio darsi appuntamento nelle proprie  fantasie, ognuno sotto le proprie lenzuola, a immaginarsi sospiri, abbracci, carezze. come dire:

 se non posso averti, non mi resta che pensarti.

Rock’n’Love.

MissPelling

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Canto n. 4 – Lente elaborazioni

Chissà perché ogni volta che sogno di averti ancora vicino tu sei a pochi passi da me. Anche se dovresti essere a centinaia di chilometri di distanza, forse in un altro emisfero. Sicuramente in un altro mondo, a popolare le notti di qualcun altro, di qualcun altra. Com’è giusto che sia, in fondo.

Cosa ti manca?

Dove sarai ora?

Come stai?

Cosa ti ricorderai di noi?

Ci saranno delle colpe da dare?

Dei perdoni da elargire?

Rimarrà qualcosa da salvare?

Immagine

Io credo di si.  Anche dopo uno sfacelo, dopo infinite discussioni e mille silenzi.

Anche se sembra essere rimasta solo un’incolmabile distanza tra noi. Anche se sono solo briciole, io salvo. Salvo momenti belli e meno belli, tutti unici. Tutto ha fatto parte della nostra crescita. Anche quella lenta inesorabile morte in cui mi sembrava di affogare ogni tanto. E ora, la sensazione che ho, è quella di sentirmi più viva. Ferita, arrancante, esausta, ma viva. Annaspo, zoppico, quasi soffoco per tutto l’ossigeno che mi trovo improvvisamente a respirare. Mi gira la testa, non ho ancora raggiunto l’equilibrio. Ma sono incredibilmente viva. Forse innamorarsi e distruggersi serve anche a questo, come una di quelle cose che se non le hai provate non hai vissuto veramente, che alla fine sono solo tue, e rimangono tali, preziose, da custodire. Ogni giorno faccio un gradino in più nel mio vissuto. Verso me stessa, la mia vita, il mio cuore dislessico e palpitante.

(abbraccio all'alba in largo marinai d'italia-milano)

(abbraccio all’alba in largo marinai d’italia-milano)

mille farfalle che gridano, ogni alone è denso

blunedì prendimi e stringimi
dimmi che adesso sei qui
nuoto in un lago di piccole

solitudini”

(norman – blunedì)

Dovresti essere a centinaia di chilometri di distanza, forse anche in un altro emisfero. Chissà perché, invece, ogni volta che sogno di averti ancora vicino  sei a pochi passi da me.

Rock’n’love

Miss Pelling

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Canto n.2 – Maybe it was just a dream

ho sognato che mi aspettavi sotto casa..che stavi in giardino a guardare verso la mia finestra, l’unica illuminata del palazzo, sperando che mi affacciassi un minuto verso la tua direzione, e che magari ti vedessi, laggiù in fondo..
ma hai perso presto le speranze, te ne sei andato, lasciandomi un messaggio di non ritorno.


a volte penso a quante volte mi hai aspettato, per quanto tempo.
penso a quando mi guardavi dormire, per ore

penso a tutte le volte che il nostro sguardo si perdeva in direzioni diverse, per poi fondersi, l’uno negli occhi dell’altra.

penso alle discussioni infinite, di notte, inconcludenti, che terminavano con fiumi di lacrime. penso a tutte le lettere che ti scrivevo e che non ti ho mai dato, prima e dopo. parlare diventava ogni giorno più difficile, mentre l’amore aumentava..non ho mai saputo spiegarmelo. Mi lasciavo trascinare, ed era bellissimo.

da wikipedia:

“Il fulmine (chiamato anche saetta o folgore) è una scarica elettrica di grandi dimensioni che avviene nell’atmosfera e che si instaura fra due corpi con una elevata differenza di potenziale elettrico”

ecco, rende l’idea. una folgorazione così forte non sarebbe potuta succedere se tra noi non ci fosse stata tutta quella “differenza di potenziale”. come una cascata, tanto più è bella e potente quanto più è grande il dislivello del terreno.

Ma dopo un pò le differenze diventano incolmabili. C’è stata una necessità di distanza da parte mia. E nel frattempo, non volevo perderti. Ma il mio istinto di fuga è stato più forte, come un tiro alla fune.  Tu mi hai detto ogni tipo di cosa: le parole non ti sono mai mancate. In un impeto d’ira mi hai detto “se te ne vai, dopo una settimana andrò con un’altra”. Invece mi hai aspettato, come nel mio sogno.

Anche se lei c’era già.

Ma questa è un’altra storia, un altro sogno.

Ormai mi fido più dei miei sogni che di quello che dici. Ricordi quando ti ho detto questa frase?

Mai come in questo periodo mi ricordo di come, in famiglia, i sogni premonitori siano sempre stati normali. Mia nonna è sempre stata speciale in questo. Ricordo che mi raccontò che un giorno si sognò che il nonno aveva avuto un incidente nel forno in cui lavorava, e che tornò in motorino con una mano ustionata. Si svegliò sconvolta, e raccontò il sogno ai suoi figli, tra cui mia madre, che se lo ricorda bene.

Dopo due settimane, mio nonno non tornò a casa puntuale dal lavoro, come faceva sempre, ma un pò più tardi. Mia nonna lo aspettava con ansia. Quando arrivò, col suo motorino, aveva una mano fasciata, si era ustionato al forno.

Da allora, la nonna smise di raccontare i propri sogni. Ma ha continuato a farne. Ricordo quando, ero adolescente, mi disse che aveva sognato che mi scoprì a fumare, e che me ne diede tante, ma tante. Essendo mio nonno un accanito fumatore, non poteva accettare il fatto che io potessi iniziare. Stava malissimo. La rassicurai, nonna figurati, io che fumo, quando mai. Tornai a casa e gettai il primo pacchetto comprato. Da qualche settimana scroccavo sigarette ai miei amici.

Dopo quel giorno non riuscii più a fumarne una intera.

A volte ti sognavo, mentre suonavi, mentre parlavi, o incontravi persone. Ti vedevo in situazioni assurde. Poi ho iniziato a sognarti con lei. Ma non ho mai detto nulla. Una volta te l’ho accennato, quando ci eravamo già lasciati. Tu risposi “non farti condizionare da sti sogni, però”.

Beh ora non ho più diritto di dire niente. E’ la tua vita, ho scelto di non farne più parte.

Quando si realizza un incubo, rimane una sensazione strana. E’ la dimensione onirica che entra e si fonde nella realtà, è difficile distinguerle. Non puoi dire, era solo un sogno, perché ci sei ancora dentro.

Ma forse è il contrario.

In fondo non è un incubo che si è realizzato, è la vita vera. Sono io, che  mi sto svegliando da un sogno.

Un sogno lungo, dolce, complicato, travagliato, dove c’eri tu, dove eravamo noi. Noi due contro il resto del mondo, come dicevi sempre. Ma la realtà è questa: un tempo e un luogo dove tu non ci sei, dove non c’è più un noi.

Quello che siamo stati forse poteva durare solo il tempo di un sogno.

E forse, lo è stato davvero, tutto un sogno.

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Ostaria Dai Kankari

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Quello che leggi qui è tutto autobiografico. Soprattutto le cose inventate.

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