Miss-Pelling Heart

Cronache di un cuore dislessico

Canto n. 8 – Ferite che non si curano (Love, Hell)

Mi è impossibile cancellarti dalla mia vita ma riempi di mer*a tutti i bei ricordi che ho.

Ancora, nonostante tutto questo tempo, brucia ancora.

Cerco di progredire, passo dopo passo, ma i miei piedi affondano nella melma che mi arriva addosso ogni giorno.

Che schifo.

Cercavo di salvare il salvabile, di fare pace col passato.

Spero che quella tr**a ti capisca come io non ho mai fatto, ti segua dove io non ti ho seguito, ti stia vicino quando io non ci sono stata. In realtà ti stava vicino anche prima, quando c’ero ancora. Era sempre in mezzo, tra noi due. Per lei dev’essere normale. Vi siete trovati, evidentemente. Lei zerbino, tu idrovora.

Non ti ho mai fatto una scenata di gelosia, mai. Mi viene adesso che non posso più dire nulla. Devo legarmi un bavaglio attorno al volto e strozzarmici dentro.

hell, here. – agnès weber

Chissà quante notti, mentre io dormivo, tu nell’altra stanza pensavi a lei. Dicendomi che la detestavi. Chissà quante cose vi siete detti. Mentre tu dicevi di amarmi.

Vorrei dirti che sei uno stronzo, ma non posso. Ormai non fai più parte della mia vita. Poi passo per la pazza scriteriata, quando non capisci che la cosa che mi ferisce di più sono le menzogne.

Cancellano tutto quello che di bello c’è stato.

QUANTE me ne hai dette? Hai mai ammesso una volta la verità o hai sempre negato l’evidenza? Ti sei mai preso la responsabilità delle tue azioni? Lo voglio davvero sapere?

E io mi sento una cog**ona perché ho permesso a me stessa di soffrire troppo a lungo. Perché fino all’ultimo ho cercato di recuperare le nostre briciole. Perché ho incassato colpi, colpe, insulti e  scenate senza reagire.

Perché piango ancora per te.

–no more tears–

–no more tears– (agnès weber)

Fanc**o anche ai ricordi.

Love, hate, love

MissPelling

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Canto n. 5 – Espiazione

Stava arrivando il freddo. Erano passati mesi, ormai. Ciò nonostante, certe cose ancora non riuscivo ad accettarle. E’ stata dura ammetterlo.

Il perdono, ad esempio, mi risultava davvero difficile. Strano: non sono mai stata una persona che porta rancore.

Eppure, c’è sempre una prima volta.

Il torto subito non riusciva a trovare pace, nella mia testa. Potevo raccontarmi tutte le favole del mondo: che dovevo capire come stavano veramente le cose, che dovevo sbatterci il muso, che tutto ciò era un’ulteriore dimostrazione di quanto fossimo diversi, di come ragionavamo e agivamo in modi opposti. Non c’era mai stata comprensione nemmeno quando eravamo una cosa sola, figuriamoci poi, quando ci siamo separati.

E allora perché, perché, mi domandavo, non riuscivo a farmene una ragione? Perché, al solo ripensare a cosa fosse successo, ancora mi si accapponava la pelle? Tenendo conto, poi, che sicuramente la causa scatenante di tutto il meccanismo di azioni-reazioni-bugie-iperreazioni-altreazioniancora-eviacosì ero stata io, fin dall’inizio… Allora perché? Sicuramente poi, c’erano stati anche dei miei comportamenti, che in lui avrebbero scatenato la stessa rabbia. Dei miei gesti interpretati come offensivi nei suoi confronti. Eppure non ce la facevo, a mettermi nei suoi panni. Dopo tutto il tempo passato a giustificarlo, ad accettare cose che prima mi sarebbero parse impensabili, a donare tutto il mio amore incondizionato (forse ce n’era ancora, in fondo?), mi ritrovai senza più energie, con una riserva eccessiva di rancore da sfogare. Non riuscivo a perdonare né lui, né me stessa, per non essere riuscita a gestire meglio la situazione.

In un lampo, mi sono ritrovata come in pieno deserto, a cercare una sorgente d’acqua dove rifocillare la mia mente in preda ai deliri.  Ed è come se in quel momento sentissi il dolore di tutti i cuori infranti, come se comprendessi in un attimo tutte le delusioni d’amore. Ogni canzone che ascoltavo assumeva un ulteriore significato: parlavano tutte di me, della mia storia. Non potevano trovare parole migliori per esprimere quello che avevo dentro.

Ora che stavo provando questa esperienza, mi sembrava di arrivare ad una comprensione più profonda dell’animo umano: in fondo non puoi dire di aver vissuto veramente, se non hai  provato certe cose sulla tua pelle. Come il tuo primo bacio, o il giorno del diploma; come la tua prima volta, il primo cuore spezzato; il primo lutto, la prima storia devastante, il primo perdono non dato. C’era una vocetta, nella mia testa, che mi diceva: “Oh, ci sei passata anche tu adesso! Hai visto? Non è così semplice come sembra da fuori, vero? Era facile parlare, prima, eh?! E ora, cos’hai da dire? Eh? Punti ancora il dito verso quelli che non si rialzano facilmente, dopo una caduta?”

Merda.

Ho ingoiato il rospo 
Ho trattenuto il vomito a stento 
ora sono stanco e mi dispiace se ho reagito d’impulso. 
Ma ho vestito dei miei sorrisi migliori 
anche i momenti più difficili 
l’ho fatto perché pensavo di proteggerti. 
Chissà se sarò mai forte abbastanza 
per finire tutto quello che mi manca 
reagire all’occorrenza e dire no se non mi importa. 
Ed essere me stesso sempre 
in ogni mia debolezza 
senza paura di ferirti 
o di non essere all’altezza

(Roberto Angelini, Vulcano):

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